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AIDEA Conference 2019

Tracks

Track 1 - Innovation, sustainability and transformation of business models (Innovation, sustainability and transformation of business models)

Managers: Stefano Bresciani (stefano.bresciani@unito.it), Alberto Quagli (quaglia@economia.unige.it), Terry Torre (teresina.torre@economia.unige.it)

Read Track abstractNell’ultimo decennio si è assistito all’avvento di numerosi business innovativi che devono il loro successo globale alla continua e incessante evoluzione della tecnologia Internet. Se in passato l’utente Internet era solo un passivo lettore di informazioni sui siti web, la disponibilità di Internet su ogni device e tecnologie digitali sempre più avanzate permettono agli utenti di essere produttori e consumatori di informazioni, prodotti e servizi, moltiplicando le opportunità di creazione di nuovi business e iniziative imprenditoriali. Esempi emblematici di questa rivoluzione sono aziende innovative come Facebook, Spotify o Airbnb, che hanno raggiunto il successo globale attraverso l’uso estensivo delle tecnologie digitali e si sono imposti come modelli di business alternativi e dirompenti su scala internazionale, ma anche le imprese operanti in settori più tradizionali, che stanno trasformando i loro processi per la co-creazione intensiva di valore. I nuovi modelli di business richiedono una riprogettazione profonda sia della strategia aziendale che della relativa organizzazione, nonché lo sviluppo di nuove competenze di gestione dell’ecosistema esterno, attivate anche attraverso l’utilizzo di nuove informazioni provenienti dai big data. Queste aziende sanno creare nuove value propositions, attraverso la trasformazione di elementi chiave dei modelli di business tradizionali. Si assiste a nuove modalità di reperimento e scambio dei prodotti e dei servizi, nuovi approcci al lavoro e alla relazione con i partner, sviluppo di relazioni di rete, nuove modalità di reperimento del capitale e nuovi modelli di generazione dei ricavi. Non sorprende quindi che gli studi in tale ambito siano in continua espansione e intendano analizzare questi nuovi modelli di business, definendone le diverse tipologie, le loro finalità e la loro sostenibilità economico-finanziaria, così come le implicazioni sociali ed economiche della loro attività.
L’obiettivo di questa track è analizzare le molteplici sfaccettature del fenomeno della trasformazione del business model nelle aziende innovative nei più vari contesti organizzativi (piccole, grandi, for-profit, non-profit, start-up e non) e con varietà di approcci metodologici. Poiché i fattori che influenzano lo sviluppo di questi nuovi modelli di business sono molteplici e variegati (tecnologie digitali, sostenibilità, condivisione, inclusione, integrazione e connettività), l’approccio atteso alla ricerca in questo ambito è multi-disciplinare al fine di combinare aspetti di gestione dell’innovazione e delle organizzazioni, di analisi e gestione finanziaria, di business modelling e di sostenibilità ambientale e sociale. La track intende così contribuire alla comprensione dei nuovi modelli di business innovativi, a supportare le decisioni e le strategie del management delle imprese del nuovo millennio e a diffondere una cultura di innovazione nel contesto presente. La track invita contributi con differenti approcci metodologici: teorici – che mirino a offrire nuove prospettive e metodi di analisi della trasformazione dei modelli di business; empirici attraverso casi di studio – che possano evidenziare casi di innovazioni e trasformazioni dei modelli di business; empirici attraverso metodi statistico-quantitativi – per testare determinanti e impatti dei nuovi modelli di business. Sono inoltre apprezzati lavori che apportino un contributo pratico orientato ai manager, imprenditori e policy makers.

La track mira – ma non si limita – a includere analisi e ricerche sulle seguenti tematiche:

• Il ridisegno dei modelli di business attraverso le tecnologie digitali e l’impatto sui relativi settori di appartenenza. La relazione tra i nuovi modelli di business e la digital transformation, con particolare riferimento alle implicazioni dell’avvento di Internet, il ruolo dell’utente digitale nei nuovi modelli di business e la trasformazione dei modelli tradizionali in diversi settori
• Le modalità di governance e controllo nei modelli di business innovativi, in particolare i modelli di gestione e coordinamento degli utenti; la relazione tra tecnologie digitali e gestione della rete; le caratteristiche della leadership e i modelli di collaborazione
• La creazione e difesa di vantaggi competitivi nei nuovi modelli di business, con particolare riferimento ad approcci nuovi o tradizionali per affrontare la concorrenza, la misurazione e il mantenimento del vantaggio competitivo in nuovi business e le innovazioni delle modalità concorrenziali
• Implicazioni organizzative della trasformazione dei modelli di business, con particolare riferimento ai cambiamenti organizzativi dovuti alle innovazioni tecnologiche, nuove modalità di gestione delle risorse umane, nuove relazioni con partner e lavoratori e modifiche alle strutture e ai modelli di management
• Misurazione delle performance nei nuovi modelli di business: in particolare le modalità di identificazione e calcolo della performance in contesti digitali, il ruolo degli strumenti di misurazione tradizionale e la comparabilità, problematiche di misurazione e attribuzione di inputs e outputs
• La sostenibilità sociale e ambientale nei nuovi modelli di business, con particolare riferimento alle modalità di gestione delle problematiche sociali e ambientali nei nuovi modelli di business, ai modelli di misurazione dei risultati di sostenibilità e alla disclosure delle attività sostenibili
• Modelli di business “aperti”, in particolare con analisi della relazione tra la trasformazione dei modelli di business e il fenomeno della open innovation come le collaborazioni, l’economia circolare, i processi di acquisizione e trasferimento di capitale intellettuale, lo sviluppo delle conoscenze e cultura aziendale
• Gestione finanziaria nei modelli di business innovativi, con particolare riferimento ai fabbisogni finanziari e loro misurazione, agli strumenti di raccolta del capitale alternativi (social bond; crowdfunding), al fenomeno dei fondi di venture capital e alle nuove relazioni tra soci, impresa e dipendenti

Pubblicazione dei contributi

I migliori contributi presentati al Convegno potranno essere sottoposti in fast track alle seguenti riviste, rispettando l’ordinario processo di referaggio previsto:
- British Food Journal (Co-Editor: Stefano Bresciani)
- Journal of Promotion Management (Editor in Chief: Hooshang M. Beheshti)
- Journal of Knowledge Management (Editor in Chief: Manlio Del Giudice)
- Altre riviste in attesa di conferma

Thursday 12th September 2019
  Aula 09 17.30-19.00
  Aula 11 17.30-19.00
  Aula 10 17.30-19.00
  Aula 12 17.30-19.00
Friday 13th September 2019
  Aula 09 08.45-10.15
  Aula 12 08.45-10.15
  Aula 10 08.45-10.15
  Aula 11 08.45-10.15

 

PAPERS

Un modello di ROI per la valutazione e la gestione della creazione di valore in Industry 4.0
Riccardo Giannetti, Cinquini Lino, Mario Rapaccini
AbstractIl paper si propone di sviluppare un modello per la valutazione della creazione di valore e per la gestione dei value driver degli investimenti in tecnologie abilitanti industry 4.0. Lo scopo del lavoro è portare un contributo pratico orientato ai manager sia delle piccole e medie imprese, sia delle aziende che le supportano nello svolgimento di investimenti in tecnologie industry 4.0. A tale proposito si propone un modello che integra la misurazione economico-finanziaria con le prestazioni dei processi aziendali influenzati dagli investimenti in tecnologie abilitanti. L’integrazione tra misure economico-finanziarie e prestazioni di processo è completata da uno schema per la rilevazione degli effetti degli investimenti difficilmente traducibili in termini economico-finanziari ma rilevanti per i potenziali impatti strategici.

Il ruolo della blockchain per l’innovazione dei modelli di business
Daniel Ruzza, Carlo Bagnoli, Maurizio Massaro, Korinzia Toniolo
AbstractQuesto studio analizza le potenzialità e gli effetti della blockchain sui modelli di business attuali e futuri. Innanzitutto, la letteratura sulla blockchain viene analizzata seguendo un approccio strutturato e preciso per identificare le caratteristiche principali della tecnologia e le sue possibili implicazioni sociali ed economiche. Successivamente, l'analisi si concentra su come la blockchain influenza i modelli di business. L'obiettivo è quello di creare uno strumento utile per l'innovazione dei modelli di business attraverso la blockchain. Il quadro proposto intende migliorare la comprensione del fenomeno e presentarsi come punto di partenza per la ricerca futura. I risultati di questo studio mostrano che la letteratura sulla blockchain è ancora frammentata e poco indagata. Il modello di business risultante dall’analisi fornisce informazioni sulla tecnologia e sull’impatto sui diversi buildign block del busienss model canvas. Dunque, il contributo principale di questo studio risulta essere l'analisi approfondita di un argomento ancora poco indagato. Le implicazioni per manager e accademici sono numerose. Infatti, da un lato intende essere di concreta utilità per i manager che si trovano a dover integrare nei modelli di business delle loro aziende la blockchian, dall’altro identifica alcune interessanti tematiche di ricerca che encessitano di maggiori approfondimenti.

Il modello di business “Freemium” nel settore musicale ed i fattori incentivanti del passaggio da utente free a premium: Evidenze empiriche dal caso Spotify
Monica Faraoni, Claudio Becagli, Lamberto Zollo
AbstractCon l’avvento di internet nuovi modelli di business sono emersi spesso basati su interazioni complesse e modalità diverse di generazione di valore. Nel contesto del settore musicale la tecnologia streaming ha consentito la nascita di un modello di business che si è velocemente affermato ovvero il modello Freemium adottato dall’impresa leader del settore Spotify. Il principio alla base del Freemium revenue model è il passaggio spontaneo dell’utente da una versione free ad una premium a pagamento per il “consumo” del servizio. Indagare i fattori che influenzano l’intention to pay del consumatore-utente diventa pertanto di estrema importanza per il management per orientare le proprie decisioni e rafforzare la presenza sul mercato. La ricerca, in seguito all’analisi delle teorie di riferimento ha prodotto uno schema concettuale e verificato una serie di ipotesi attraverso la metodologia del sistema di equazioni strutturali (SEM) su un campione di 856 utenti ai quali è stato somministrato un questionario. I risultati emersi hanno fornito indicazioni utili in merito ad un diverso ruolo della pubblicità quale driver dell’intention to use e all’irrilevanza dell’ubiquità come variabile del modello. Viene confermata l’importanza del rapporto prezzo/qualità, dell’abitudine all’uso ed il ruolo del contesto sociale. Importanti implicazioni manageriali concludono il lavoro.

La creazione di valore sostenibile: un nuovo modello per le aziende
Ivo Hristov, Antonio Chirico
AbstractL’obiettivo del presente lavoro è quello di creare un nuovo modello di business che consenta alle aziende di integrare nella pianificazione strategica la dimensione della sostenibilità ambientale quale pilastro della mission aziendale, perseguendo una creazione di valore orientata alla sostenibilità, creando valore quindi senza distruggere risorse. A tal fine, la nostra attenzione si pone su due domande di ricerca, ossia 1) quali sono le dimensioni della sostenibilità, ed i relativi indicatori di performance, che dovrebbero essere integrati nella strategia aziendale? e 2) come integrare queste dimensioni nella strategia aziendale per consentire il perseguimento della creazione di valore in termini sostenibili? Per poter rispondere a queste domande il presente lavoro è finalizzato ad analizzare la letteratura per individuare le dimensioni sostenibili maggiormente rilevanti per le aziende, e a modificare la tradizionale struttura della Balanced Scorecard (BSC) per poter integrare le dimensioni identificate, quali obiettivi da perseguire, nella strategia delle aziende. La discussione conduce alla creazione di un nuovo modello che consente di modificare la tradizionale struttura della BSC attraverso l’introduzione di una nuova prospettica, denominata Prospettiva Sostenibile, che consente di integrare la strategia aziendale con la sostenibilità ambientale in fase di implementazione della strategia aziendale.

La Terza Missione degli Atenei italiani: nuovi modelli tra Identità e innovazione
Chiara Morelli, Paola Adinolfi, Davide Maggi, Mara Bergamaschi, Gabriella Piscopo
AbstractIl tema della Terza Missione risulta oggi largamente dibattuto in letteratura, risultando oggetto di grande attenzione sia nel contesto universitario che in quello socio-economico. Gli innumerevoli e consolidati studi scientifici restituiscono nitida l’immagine di una nuova identità organizzativa, che vede l’Università nel nuovo ruolo di attivatore e diffusore della conoscenza e non già di mero produttore della stessa. I modelli organizzativi che sono derivati da tale innovazione di respiro sia istituzionale che sociale, diversamente da quanto configuratosi nel contesto nordeuropeo e nordamericano, presentano in Italia elementi di forte frammentazione. La ricerca condotta presso gli Atenei italiani evidenzia l’assenza di un modello organizzativo univoco rilevando, piuttosto, a supporto della Terza Missione la coesistenza di soluzioni avanzate con scenari organizzativi meno consolidati. I risultati dello studio forniscono utili spunti per l’attivazione di leve intra-organizzative e inter-istituzionali utili a consolidare una rinnovata identità organizzativa dell’Università, in grado di produrre innovazione contaminando, al contempo, il contesto sociale e il tessuto produttivo di riferimento.

 

Un Modello di Business per gli Acceleratori: una Structured Literature Review
Korinzia Toniolo, Maurizio Massaro, Carlo Bagnoli, Daniel Ruzza
AbstractGli obiettivi principali di questo studio sono di fornire una migliore comprensione del fenomeno degli acceleratori e di sviluppare un modello di business per queste organizzazioni. Per fare questo, è stata impiegata una Structured Literature Review, ovvero un’analisi strutturata della letteratura. Grazie a questo metodo è possibile garantire la ripetibilità della ricerca condotta e la validità dei risultati ottenuti. Inoltre, per testare i risultati dell’analisi, sono stati intervistati dieci manager di acceleratori situati in Italia e in Slovenia. I risultati di questo studio mostrano che la letteratura sugli acceleratori è ancora frammentaria e poco indagata. Il modello di business risultante dall’analisi fornisce informazioni sul ruolo, le attività e le caratteristiche peculiari di tali organizzazioni. Inoltre, essendo la società in senso lato tra gli elementi costitutivi del modello di business adottato, questo studio fornisce informazioni significative sull'impatto sociale degli acceleratori nell'ecosistema in cui operano. Il contributo principale di questo studio risulta dunque essere l'analisi approfondita di un filone di ricerca poco indagato nella letteratura esistente, del quale viene fornita una prospettiva ampia e chiara del fenomeno. Vengono inoltre illustrate possibili implicazioni per i manager, i responsabili politici e le future opportunità di ricerca accademica.

Sustainability, innovation and transformation of the business model: the case of Eni spa
Angelo Riva, Luciano Pilotti
Abstract Abstract Objectives. This paper focuses on the strategic role of the strategy of sustainability and a circular economy based on the case of Eni spa. Methodology. We use both primary and secondary information. The research data are collected by contact with the company, the Historical Archive of Eni, and the visit of the Museum of Eni. The main two-research questions are: What is the role of the strategy of sustainability and circular in Eni spa? What are the critical success factors of sustainability and circular economy strategy for Eni? Findings. The paper provides a detailed description of how to implement the role of the strategy for sustainability and circular economy. There are identified and analyzed the critical success factors in innovation strategy in the Eni case. A key role will be played by the deployment of new technologies. Practical implication. The case permits to discover some positive strategy for improving the strategy of sustainability and circular economy strategy. The originality of the study. The paper offers a unique description of a successful strategy of implementation of critical success factors in Eni. Based on the experience of Eni the paper aims to explore the following the application of the strategy of sustainability and circular economy. In our knowledge, there are only very few studies on this topic based on the Eni spa case. Keywords: innovation, sustainability, circular economy, strategic vision

Automotive Aftermarket Business Model Evolution in the era of Digital Transformation
Lucrezia Songini, Paolo Gaiardelli, Farnaz Jarrahi
AbstractDigital Transformation (DT), also known as digitalization, is defined as the use of information and communication technology to enable major business improvements such as creating new business models. The concept of digitalization is expected to play a fundamental role in the coming years. The shift of value from physical artefacts to “smart” products and combination of hardware, sensors, data storage, microprocessors, software and connectivity has resulted in radical changes of all business activities. In this context, the exponential development of data and connectivity, the implementation of smart products and Cyber-Physical System (CPS) as the technical foundation of Internet of Things (IoT) are expected to shape the future of business operations and processes as well as organizational structures (Amorim and Melao, 2018). In this article we considered digital transformation (DT) as integration of “digital” technologies into the “DNA” of the business models through offering smart products and services, optimizing internal and external processes, improving customer relationship, and creating new value networks. A comprehensive literature review was carried out to identify the main definitions of business model and its components. Based on this body of literature, business model is substantial to any organisation as it provides a concrete avenue to understand, analyse, communicate, and manage strategic, operational and economic decisions. In particular, the business model CANVAS with its nine components proposed by Osterwalder and Pigneur (2010) has been identified in the literature as the most suitable tool which can be used to describe, analyze, and design business models. The automotive industry provides a particularly interesting research context for examining the impact of DT since recent digital innovations like self-driving cars, ride sharing platforms, new telematics services, and social networks are foundamentally revolutionizing this sector. Hence, the automotive organizations have to transform traditional business models to adapt the pervasiveness of changes induced by digital technologies. Moreover, automotive aftermarket which is the secondary market of the automotive industry and act as external service partners in supplying of services in place of the manufacturers, is facing several trends towards DT. This paper focuses on examining the DT on the automotive aftermarket industry aiming at providing insights on the following research question: “What is the impact of innovative digital technologies on the automotive aftermarket's business models and how business model elements will be reshaped by leveraging on new technologies? “. A theoretical analysis has been conducted on academic papers and consulting reports to better understand the impact of DT on automotive aftermarket. Therafter, a qualitative research analysis based on a case study approach has been employed in a single macro-sector, the automotive one, in order to partially isolate the effects of the context and avoid a superficial approach that typically characterizes multi-sector analyses. Subsequently, 26 in depth semi structured interviews were held including four manufacturers, fifteen service assistance centers and other seven industry players such as technology providers and logistic companies. In the light of main findings of our case study analysis, we may suggest that, in order to succeed in the era of digital transformation, the following lessons learnt, can be reported: 1. rethink the overall strategy in order to both capture new growth opportunities and consolidate the market around the existing portfolio 2. define a long term technology roadmap 3. define a strategic positioning in the value chain regarding both product and service offering 4. implement a lower operating cost base, through efficient process management 5. ensure sufficient financing for the upcoming transition toward digitalization 6. adapt organizational structure and governance model to successfully manage new emerging technologies and competencies alongside old declining technologies under one roof 7. create a new company mind set and culture to foster innovation which is of paramount importance to compete in the new technology areas, 8. build up new partnerships and leverage this ecosystem to find new ways to innovate. Our research has explored a quite underdeveloped, but very relevant issue, such as the impact of digitalization on business models, and has studied this issue in a significant context of analysis, such as the automotive aftermarket, that is still a not very considered context in academic management research. Our research findings may advance theorization in the field of the impacts of digital technologies on business models, and give useful advice to both companies and institutions on the main benefits and risks of digitalization. However, this paper has some limitations typical of qualitative research, such as the limited sample of analysis, the focus on a single industry, and a degree of unavoidable subjectivity in data analysis.

Key drivers of entrepreneurial ecosystems enabling family business to address sustainable business model innovation
Fahimeh Khatami, Umberto Bocchino, Valter Gamba
AbstractThe grand challenges affecting on entrepreneurial ecosystems have been considered repetitively by the scholars in recent years because the entrepreneurial ecosystems draw attention to the configuration of individual, organizational, and societal forces that are necessary to promote and support entrepreneurial activities. Furthermore, family businesses, as an element, have a significant role in sustainable business growth. The entrepreneurship in Iran expected to be a leading factor in sustainable innovation. However, this has faced many challenges that are still plagued by both startups and governments. In this way, the purpose of this paper is to develop a concept of an entrepreneurial ecosystem as a positive influence on sustainable and innovation growth in family businesses. An entrepreneurial ecosystem consists of six domains named as markets, policy, finance, support, culture, and human capital. In this regards, this paper investigates the relationship between entrepreneurial ecosystems, family business, and sustainable business model innovation. For this reason, a quantitative method is carried out, and 64 small family businesses were surveyed in Torqabeh city, Iran. Based on the results, there is a significant relationship between entrepreneurial ecosystems, family business, and sustainable business model innovation. The article concludes policies and practices for sustainable innovation applicable in the non-western country like Iran.

Open innovation, strategic foresight, and business models
Diego Matricano, Elena Candelo
AbstractInternational debate about the nature of Open Innovation Processes – OIPs is increasing more and more. Management scholars, who refer to empirical evidences or just propose theoretical contributions, dispute whether OIPs can be included among R&D or marketing activities. In the former case, companies exploit science-based relationships; in the latter, companies take advantage of market-based relationships. Moreover, from an OIP launched by Fiat Chrysler Automobiles – FCA, it seems that another option can emerge. The single case study rebuilt and presented in the present paper, discloses that FCA has launched an OIP involving young millennials in order to foresee “the car of the future, the future of the car”. By asking questions about their needs and technology or distinctive competencies to be used in order to satisfy the above needs, the company has tried to develop strategic foresight in order to identify new, disruptive ways of facing competition. As a result, besides an R&D or a marketing activity, OIPs might also be considered a strategic planning activity directed to foresee new business models. Despite some limitations (mainly the reference to the methodology of a single case study), some speculations about the relevance of OIPs in strategic foresight are offered in the present paper.

 

La performance economico-finanziaria delle start-up innovative italiane: un’indagine empirica macroregionale sui bilanci con metodo Anova
Guido Migliaccio, Pietro Pavone
AbstractDal 2012 è frequente la riflessione sulle start-up innovative. L’attenzione costante è dimostrata anche dall’esigenza di perfezionare continuamente la norma e le modalità agevolate di finanziamento. Per contribuire a una più approfondita conoscenza, questa ricerca quantitativa ha analizzato il trend dei principali indici reddituali e patrimoniali dei bilanci di 3.821 aziende di notevoli dimensioni, operanti in diversi comparti dell’economia, per quattro anni consecutivi (2014-2017). Accanto al dato nazionale, si è anche effettuata un’analisi disaggregata per macroaree geografiche (Nord, Centro e Sud Italia), avvalendosi anche di numerosi validi strumenti statistici per meglio interpretare il fenomeno e sottoponendo gli esiti al test Anova. Non sempre, tuttavia, le informazioni utili erano disponibili: le elaborazioni, dunque, sono state relative a un numero notevolmente inferiore di dati. La redditività generale d’azienda e quella della gestione caratteristica sono crescenti, confermando la tendenza delineata nelle statistiche ufficiali e le aspettative dei soci emerse da apposite indagini. L’indebitamento aziendale aumenta, presumibilmente anche per il notevole divario tra Roi e oneri finanziari. La struttura patrimoniale di breve appare soddisfacente e in tendenziale miglioramento. Giudizio mediamente positivo anche per la copertura degli investimenti strutturali, eccettuando una sola area geografica. Emergono significative differenze territoriali, inferiori però alle attese. Il limite principale dello studio è la sua natura meramente quantitativa basata su un campione di sole grandi aziende. Esso tuttavia può essere utile a chi governa e alle imprese bisognose di comparazioni spaziali e temporali. Nel metodo, favorisce governance e controllo dei modelli di business innovativi, rivalutando strumenti classici di misurazione della performance adattati ai nuovi contesti produttivi.

Le reti di imprese: un’opportunità per lo sviluppo dell’innovazione nelle PMI. Il ruolo del manager di rete
Patrizia Pastore, Antonio Ricciardi, Silvia Tommaso
AbstractI fattori che attualmente caratterizzano e condizionano lo scenario tecnologico (diffusione di tecnologie mobili e di apparati intelligenti, disponibilita? di un’elevata quantità di informazioni -big data-, economia della condivisione, dematerializzazione dei processi) stanno ridefinendo i confini tra economia manifatturiera e economia dei servizi e sta modificando i rapporti tra aziende lungo le catene globali del valore, favorendo e intensificando le relazioni di rete tra imprese e migliorando l’accessibilità ai mercati internazionali. Anche le PMI meridionali fanno parte di catene del valore complesse e globali, contribuendo alla formazione dei loro vantaggi competitivi attraverso soluzioni flessibili e diversificate. La capacità di innovare è un elemento critico per consentire alle aziende di supportare le pro-prie attività economiche, per costruire o rafforzare il loro vantaggio competitivo globale e per assicurare la propria sopravvivenza che, a sua volta, dipende dalla capacità di generare nuove conoscenze e nuovi domini tecnologici. Altrettanto importante è il modello di governance (struttura e meccanismi) adottato per assicurare il coordinamento e il controllo delle attività della rete, disciplinare ruoli e responsabilità dei partner, controllare e valutare le prestazioni dei singoli partner in relazione ai risultati e ai comportamenti attesi. I modelli di governance e di gestione delle reti di imprese condizionano, infatti, il grado di successo e, quindi, il grado di stabilità della rete. Ciò considerato, il paper sostiene che capacità di innovazione e governance siano le varia-bili critiche per sostenere la crescita e la competitività futura delle reti di imprese nonché delle singole imprese che vi partecipano. Pertanto, obiettivo del paper è verificare quante siano le reti di imprese effettivamente operan-ti nel Sud Italia e, attraverso un’indagine qualitativa basata su interviste semi-strutturate ai re-ferenti delle reti individuate come ‘attive’, verificare i principali fattori di sviluppo e le com-petenze manageriali necessarie per sostenere la capacità innovativa e la competitività delle reti nonché delle imprese partner. Un ulteriore obiettivo è descrivere le funzioni strategiche che il manager di rete dovrebbe svolgere in tale ambito. In questo contesto, infatti, sono richieste nuove e più adeguate competenze professionali, accuratamente formate per gestire in modo efficace le attività e l’innovazione della rete, il controllo del know-how e dei processi esterna-lizzati e capaci di implementare modelli organizzativi e di business che ne permettano la so-stenibilità nel medio-lungo periodo. Il paper è così articolato. Il primo paragrafo, anche attraverso una rassegna della letteratura, descrive le reti di imprese come forma organizzativa idonea a migliorare la competitività delle PMI mentre il secondo paragrafo si sofferma sull’utilità strategica delle relazioni reticolari ai fini della realizzazione e condivisione di innovazioni. Il terzo paragrafo individua nel manager di rete la figura chiave per il consolidamento delle relazioni di rete e per la diffusione dell’innovazione tra i partner. Nel quarto paragrafo si presentano i risultati della verifica empirica condotta sui contratti di rete stipulati nel Sud Italia mettendo in evidenza: orientamento all’innovazione, modelli di governance e ruolo del manager di rete Infine, il quinto paragrafo conclude e presenta i futuri sviluppi della ricerca.

Venture capital, indicatori non convenzionali e fondamentali di performance: la start-up Mosaicoon
Salvatore Loprevite, Antonio Del Pozzo, Domenico Nicolò
AbstractQuesto articolo analizza il declino di una delle più note ed interessanti promesse tra le start-up europee: Mosaicoon S.p.a. Il caso è emblematico di tanti fallimenti imprenditoriali che si sono prodotti in conseguenza di strategie di sviluppo non basate sull’auto-finanziamento e sui risultati economico-finanziari bensì sulle aspettative di continua crescita dei valori economici legate a indicatori di performance non convenzionali. Le start-up nei primi anni di vita non producono risultati economici, pertanto le loro potenzialità devono essere valutate anche mediante metriche non finanziarie. Quando però questi indicatori sono assunti come unici elementi per valutare le prospettive di un’impresa, possono rivelarsi effimeri, così come è avvenuto nel caso di specie e in tanti altri casi di start-up operanti nel settore digitale. Gli indicatori non convenzionali, infatti, se assolutizzati, possono fare perdere contatto con la realtà. Le aspettative di remunerazione del capitale sono enormi e ciò costringe a intraprendere percorsi di crescita molto rischiosi, con tassi di remunerazione attesi elevatissimi pur in assenza di un mercato dei capitali e di borsa evoluto (situazione delle regioni meridionali). Il venture capital , anche quello di matrice pubblica, non riesce a compensare questi eccessi. Questo studio vuole costituire un invito agli operatori (venture capitalist, business angels, startupper, investitori, ecc.) ad una maggiore prudenza nel considerare le metriche non finanziarie di performance e contribuisce al dibattito sulla complessa questione della valutazione delle potenzialità delle start-up. In mancanza di dati consuntivi segnaletici di successi tangibili, è opportuno assumere come riferimento un credibile business plan elaborato sulla base di ipotesi e stime rigorose sui flussi di cassa e di reddito attesi.

CFO Profile and R&D Investment: Evidence from Listed European Companies
Luca Ferri, Gianluca Ginesti, Rosanna Spano', Adele Caldarelli
AbstractIn this study, we examine whether the profile of the chief financial officer (CFO) has an impact on R&D investment in a sample of 81 of the largest listed European companies for the period 2013-2016. We use three main attributes to describe the CFO’s profile: CFO education, CFO gender, and CFO age. We show that CFOs with higher levels of post-university education increase the R&D spending. Moreover, we provide evidence that female CFOs and older CFOs have a positive impact on R&D investment. These results offer further insights on the updated role of the CFO, which goes beyond merely making decisions on financial reporting and affects the whole strategic attitude of the organization towards innovation and competitiveness. Our study also has practical implications, since it may help investors to understand what type of individual-level characteristics of top executives are most valuable for sustaining a company’s success.

THE IMPLICATIONS OF WOMEN HUMAN CAPITAL FOR ENTREPRENEURIAL ORIENTATION. INSIGHTS FROM MULTIPLE CASE STUDIES
Fabrizia Sarto, Sara Saggese
AbstractWomen have recently broken the “glass ceiling” and reached positions that require behaviour and competences previously related to men. These circumstances have placed the implications of women for the entrepreneurial orientation (i.e. EO) at the centre of the debate. However, it is still an open issue what factors might drive the EO in the presence of women entrepreneurs. Thereby, our paper aims to explore whether the women’s expertise and experience has implications for the EO in terms of innovativeness, risk-taking propensity and proactiveness. To this aim, it relies on a multiple case study approach and formulates ex post propositions. Our study suggests that the female human capital factors foster/moderate the woman’s personal traits in terms of risk aversion and web thinking which, in turn, affect the EO dimensions. Therefore, the study contributes to both research and practice. Indeed, it provides scholars with a conceptual framework that can be useful to empirically test the predicted propositions. Moreover, it calls the attention of female entrepreneurs on how expertise and experience can affect the EO dimensions by fostering or moderating the effect of their personal traits.

 

Strumenti di intelligenza artificiale per la progettazione di strategie collaborative interaziendali: una applicazione alle destinazioni turistiche
Francesca D'Angella, Manuela De Carlo, Guido Ferilli
AbstractOggi le organizzazioni competono in contesti in cui la collaborazione con altri attori è fondamentale per il raggiungimento di vantaggi competitivi sostenibili. Questa nuova prospettiva, incentrata sulle relazioni e sulle ormai pervasive innovazioni tecnologiche, ha cambiato il modo in cui le aziende si rapportano ad altre organizzazioni e sfida gli strumenti tradizionali dell'analisi strategica. L'intelligenza artificiale è uno strumento analitico che può aiutare ad affrontare queste sfide. Il documento presenta una metodologia innovativa basata su strumenti di intelligenza artificiale che generano reti neurali artificiali (RNA). Essa è già stata ampiamente applicata con risultati interessanti per il settore biomedico, la sicurezza, il settore assicurativo, le politiche finanziarie e culturali. Tuttavia, la sua applicazione in ambito manageriale è relativamente nuova. Questo documento applica la metodologia in questo nuovo contesto con particolare riferimento alle destinazioni turistiche. I risultati mostrano l'efficacia di questa nuova metodologia nell'individuare stakeholder rilevanti, livelli di governance e aree strategiche di azione per mettere in atto strategie collaborative di successo. L'applicazione del metodo RNA alla progettazione strategica rappresenta un contributo innovativo alla letteratura scientifica di matrice manageriale. Inoltre, esso consente di ottenere risultati più raffinati rispetto ai metodi tradizionali basati su analisi di regressione. Per quanto riguarda i contributi manageriali, questo studio offre ai manager di destinazione e ai responsabili delle politiche pubbliche a livello urbano e nazionale raccomandazioni utili per l'attuazione di strategie condivise che coinvolgono attori pubblici e privati.

Augmented reality and customer value creation in the “Made in Italy” food and beverage industry
Francesca Serravalle, Lara Penco, Giorgia Profumo, Milena Viassone
AbstractMobile Augmented Reality (MAR) enhances its role as a smart technology adding value for suppliers, retailers and customers, which may receive additional information on the product by personal smartphone. Thus, this study wants to investigate the role of MAR, in terms of perceived usefulness and value creation, from the supplier/retailer and consumer point of view. We do so in the “Made in Italy” context, focusing on the “Food and Beverage” (F&B) industry. Methodology consists in a multiple cross-case studies for the supplier and retailer side and a questionnaire to 361 young consumers. Data were triangulated, showing a lack of usage of this technology notwithstanding the perception of the functional and experiential benefits associated to MAR from both sides. Managerial and theoretical implications are argued within its limitations and further research.

Artificial Intelligence and Intellectual Capital: evidence from Fortune 500 companies
Riccardo Macchioni, Giuseppe Sannino, Rosalinda Santonastaso, Giovanni Zampone
AbstractPurpose - The purpose of this paper is to analyze the effect of artificial intelligence (AI) on intellectual capital (IC) , providing an opportunity to explore the emerging trends and implications of the AI movement in the field of IC. Design/methodology/approach - The authors have carried out a regression analysis for a one-year time frame. Findings - The findings suggest that artificial intelligence adoption within the Fortune 500 companies have a positive influence on the intellectual capital. Research limitations/implications - The study first uses AI adoption to measure AI effect on IC, providing many insights for future research in this emerging area of investigation. Practical implications - This paper identifies opportunities for companies to improve their performance through AI patents investments. Originality/value - This paper provides an original and new interpretation of IC research through the lens of AI. Keywords Artificial Intelligence, Intellectual Capital, Firm performance Paper type - Research paper

New Product Development: a review of the main contributions in the last ten years of research
Giacomo Marzi, Francesco Ciampi, Daniele Dalli
AbstractResearch on new product development have increased enormously over the last 10 years. As markets are becoming increasingly fluid and unstable, companies had to become more flexible and de-structured, thereby trying to overcome traditional approaches which used to interpret new product development as a process formed by a linear sequence of successive stages, traditionally undertaken within corporate boundaries. Based on these considerations, this study offers an overview of the evolution of the management literature regarding new product development, published over the last 10 years (2008-2018) in peer-reviewed journals. When applying a bibliometric analysis, we have discovered the existence of five clearly defined research clusters which we have investigated by reviewing the most relevant contributions. Also, the analysis has helped us to uncover the existence of promising research areas that have been little explored. As a result, we formulated some suggestions for further research to fill the existing gaps.

Incubiamo cultura. Innovazione e trasformazione dei modelli di business per l’incubazione di imprese culturali e creative
Renata Dameri, Paola Demartini
Abstract1. Introduzione: il contesto di riferimento L’Italia è spesso considerata il Paese con il più vasto patrimonio culturale (PWC, 2009). Non soltanto per i 54 siti riconosciuti dall’UNESCO Patrimonio dell’umanità (www.unesco.it) – e l’Italia è effettivamente il Paese a cui ne sono stati riconosciuti di più – ma per l’immenso giacimento di beni materiali e immateriali, di beni naturali e paesaggio che caratterizzano il nostro Paese (Mazzanti, 2003). A fronte di questo patrimonio, tuttavia, l’Italia non pare in grado di creare ricchezza e reddito tramite le attività culturali (Montella, 2009). Numerose sono le cause di questa situazione: 1. l’insufficiente sostegno pubblico al settore della cultura: secondo Eurostat, l’Italia è ultimo Paese europeo per spesa nel settore istruzione e cultura rispetto al PIL e i fondi pubblici a supporto del patrimonio culturale sono destinati a ridursi ulteriormente nei prossimi due anni (IlSole24Ore, 16 agosto 2018); 2. la bassa occupazione nel settore culturale: sempre secondo i dati Eurostat l’Italia è al 19esimo posto su 28 per la percentuale di persone impegnate nei settori legati alla cultura, contando anche le mansioni non strettamente culturali, e meno del 50% degli addetti possiede una laurea; 3. l’Italia è prima in Europa per numero di imprese culturali, ma solo quinta per valore aggiunto generato, dato che evidenzia una difficoltà delle imprese culturali italiane a generare ricchezza (Fonte Eurostat). Questa difficoltà di creare valore economico nel settore culturale impatta anche sulla tutela e conservazione dei beni culturali (Donato e Badia, 2008): la carenza di fondi pubblici e di ricavi da iniziative imprenditoriali riduce le fonti necessarie agli interventi di manutenzione e conservazione; molti siti culturali restano chiusi al pubblico per larga parte del tempo; e laddove vi sono incuria e chiusura presto arrivano degrado e abbandono (La Stampa, 30/11/2018: https://www.lastampa.it/2018/11/30/cultura/museo-italia-il-degrado-di-un-patrimonio-straordinario-BWUEnnOehiuyyqwOxu38IM/pagina.html). Una delle ragioni di questa situazione è data anche dalla visione obsoleta che in Italia persiste in merito al concetto di tutela dei beni culturali (Cerquetti, 2010; Volpe, 2015). Oggi il patrimonio culturale è visto come una ricchezza da difendere, facendo ricorso principalmente a fondi pubblici per la tutela e la conservazione nel tempo dei beni culturali e, grazie alla loro preservazione, garantirne la fruizione. Tuttavia, nel momento in cui i fondi pubblici scarseggiano, la conservazione si fa più difficile e ciò mina anche la possibilità di fruizione dei beni culturali. Il ribaltamento della catena del valore richiede di modificare il punto di vista (Figura 1) e di considerare la fruizione non come punto di arrivo, bensì come punto di partenza (Golinelli, 2008; Montella, 2010). Affiancare imprese ed iniziative private alla gestione pubblica del patrimonio culturale può attivare maggiore fruizione e adeguati flussi di ricavi, che a loro volta possono sostenere i costi per gli interventi di conservazione e in questo modo garantire la tutela del patrimonio culturale nel tempo. L’intervento privato può contribuire anche mediante mecenatismo, sponsorizzazione, crowdfunding, nonché mediante la creazione di nuove proposte di valore innovative, che facciano leva sulla tecnologia digitale o sulle attività accessorie a supporto del core business. Il coinvolgimento degli utenti come co-produttori di valore consente si perseguire strategie di sostenibilità economico-culturali e di creazione intensiva di valore non immaginabili fino a poco tempo fa (Lee et al., 2012). 2. Il caso. Incubiamo Cultura Il ruolo chiave che l’imprenditorialità privata può avere nella valorizzazione del patrimonio culturale italiano e nella creazione di ricchezza ed occupazione qualificata incontra alcuni ostacoli, ben rilevati da alcuni report che vengono ogni anno pubblicati in tema di economia culturale in Italia . Tra tutti, quelli che più rilevano come ostacolo allo sviluppo sono la mancanza di professionalità adeguate in tema di management e imprenditorialità culturale; la difficoltà di creare un business sostenibile nel mercato della cultura; e la tendenza delle imprese culturali italiane a non crescere dimensionalmente. Per superare questi ostacoli, il presente lavoro presenta lo studio del caso Incubiamo Cultura. Si tratta di un progetto di definizione di un modello di business a supporto di un ecosistema per la creazione e l’accelerazione di imprese culturali, basato su un rapporto forte con il territorio e sul ruolo chiave delle relazioni e delle competenze delle persone (Barile and Saviano, 2014; Poli, 2015; Caroli, 2016; Dameri e Demartini, 2019). L’attività di ricerca, basata su una ricca analisi della letteratura italiana ed internazionale sul tema dell’imprenditorialità culturale, è stata svolta mediante una action research, in quanto una delle autrici è anche promotrice del progetto Incubiamo Cultura. La finalità è quella della theory building, grazie alla sperimentazione sul campo e alla raccolta ed elaborazione di dati e osservazioni utili a costruire una visione sul processo complesso di incubazione e sviluppo di imprese culturali (Eisenhardt and Graebner, 2007). La Figura 2 esemplifica lo schema generale del progetto Incubiamo cultura. Si tratta di un progetto-processo pilota volto a creare un ecosistema culturale in un certo territorio (città grande o media, area interna etc.). La sperimentazione si colloca all’incrocio tra due tematiche di recente molto attuali nella letteratura scientifica economico-aziendale: l’entrepreneurial university (Etzkowitz 2003, 2004) e gli ecosistemi culturali (Sacco et al, 2014; Borin e Donato, 2015). Incubiamo Cultura è un processo di sviluppo dell’imprenditorialità culturale, ma è a sua volta un modello di business. Esso si basa sul ruolo dell’università come soggetto imprenditoriale che opera per individuare talenti, formarli, sostenerli nella fase di start-up e nel successivo percorso di crescita dell’impresa, ma anche per creare un sistema di integrazione tra le imprese culturali e tra queste e gli altri attori – culturali ed economici del territorio – in un’ottica di cooperazione e coworking. I processi interconnessi nel progetto Incubiamo Cultura possono essere idealmente organizzati in due ambiti. • Talent garden: si tratta della fase in cui si individuano i talenti grazie ad operazioni di scouting rispetto alle competenze ma soprattutto alle idee di business culturale; quindi si eroga agli aspiranti imprenditori selezionati a valle della fase di scouting la formazione mirata sull’imprenditorialità e managerialità culturale, a colmare un gap di competenze e abilità che risulta molto profondo ; infine si fornisce un servizio mentoring nella fase di definizione del business plan del progetto imprenditoriale; • Hub: è la fase in cui le imprese vengono dapprima incubate nella fase di start-up e in seguito accelerate, al fine di supportare una loro crescita dimensionale che le renda capaci di incidere positivamente sul territorio in cui sono collocate. L’implementazione di Incubiamo Cultura avviene mediante la creazione di spazi di coworking aperti anche al territorio e a imprese non necessariamente di matrice culturale, al fine di promuovere una contaminazione di saperi ed esperienze. È in particolare intenzione creare spazi di coworking in cui possano coabitare imprese culturali e imprese tecnologiche, al fine di supportare il processo di digitalizzazione della cultura, in Italia ancora piuttosto arretrato (Polimi, 2017). Come la Figura 2 evidenzia, il progetto Incubiamo Cultura ha una forte radice territoriale. Tale radice si riferisce a attori, beni e valori del territorio che vengono considerati come risorse chiave per generare modelli di business aperti in ottica partecipata. Gli attori sono dapprima l’Università come soggetto imprenditoriale, che intraprende l’iniziativa di Incubiamo Cultura, e i potenziali imprenditori culturali, ma intorno ad essi si è costruita una rete di soggetti cooperanti, tra cui: - il Comune di Genova, in particolare la Direzione cultura e la Direzione patrimonio, quest’ultima coinvolta nell’ipotesi di insediare gli spazi di coworking in edifici culturali attualmente in stato di disuso; - la Fondazione Palazzo Ducale, che svolge il ruolo di primario agente culturale sul territorio; - Talent garden, la società di coworking leader in Italia, che gestisce spazi di lavoro aperti e svolge anche un ruolo di formazione e propulsione all’imprenditorialità innovativa; - Day One, un’impresa privata leader nel settore della comunicazione e del marketing culturale. Gli attori sono già stati coinvolti nella fase di scouting, formazione, mentoring e lo saranno anche nelle fasi successive. È anche grazie alla loro esperienza professionale che è nato il progetto Incubiamo Cultura. Con il termine beni intendiamo evidenziare che il patrimonio culturale sarà non solo oggetto, ma anche soggetto del progetto, in quanto il coworking sarà insediato principalmente in edifici appartenenti al patrimonio culturale pubblico, attualmente in stato di disuso. Il Comune di Genova ha già realizzato un dossier di edifici potenzialmente utilizzabili per tale scopo, anche al fine di revitalizzare aree urbane e quartieri, a cominciare dal centro storico e dall’area sottostante il Ponte Morandi (Micelli and Mangialardo, 2016) Facciamo riferimento ai valori perché le imprese culturali, a differenza di altre start-up quali quelle tecnologiche, perseguono non solo finalità economiche, ma anche sociali e culturali (Evans, 2005). Le finalità economiche di Incubiamo Cultura vanno oltre gli utili delle start-up incubate, e riguardano anche la creazione di lavoro qualificato nel settore culturale e la creazione di valore per il territorio, sia mediante la valorizzazione dei beni culturali, sia median

 

Analisi longitudinale dei comportamenti di bilancio: profili metodologici e casi applicativi
Alberto Quagli, Francesco Avallone
AbstractNegli studi focalizzati sulle scelte contabili di bilancio, cosiddetti di accounting choice, tipicamente si adotta un approccio metodologico che cerca di inferire da un ampio campione empirico estratto da database delle relazioni di causalità tra una serie di variabili. La scelta delle relazioni da indagare si fonda solitamente su corollari di teorie, tra le quali spicca in primis l’impianto metodologico della teoria dell’agenzia applicata al management della società (agent) ed ai loro investitori (principal), che presuppone l’esistenza di un’asimmetria informativa tra i due gruppi di soggetti. La causalità che si cerca di accertare punta ad individuare determinanti e/o effetti delle scelte contabili adottate nella redazione del bilancio, sia riguardo alla scelta di specifici criteri di valutazione, sia riguardo alla complessiva informativa di bilancio (c.d. financial disclosure). Molto spesso, una delle caratteristiche distintive di questi studi sembra essere la tendenza a verificare le suddette relazioni su un orizzonte temporale di breve termine. Più raramente si ricorre a serie storiche, ma in questo caso soprattutto per individuare l’esistenza di scelte contabili opportunistiche e aggressive effettuate entro i limiti della discrezionalità concessa. D’altro canto gli studi basati su case study (Jorissen and Otley, 2010) potrebbero consentire meglio, finanche agevolare, lo sviluppo di nuove teorie e di nuova effettiva conoscenza tramite la dettagliata comprensione di situazioni uniche e complesse (Cooper and Morgan, 2008). Anche questa tipologia di studi, tuttavia, pur approfondendo la conoscenza di specifici casi aziendali ha comunque il limite di focalizzare l’attenzione su un intorno circoscritto di uno specifico evento di studio. Si perde, in altri termini, una visione d’assieme dell’azienda che potrebbe meglio svelare le effettive finalità alla base delle scelte contabili e dei reali comportamenti aziendali, così come le strette interconnessioni che tra esse potrebbero esistere nel medio e lungo termine. Questo lavoro intende esplorare un approccio diverso allo studio dei comportamenti di bilancio, centrato su analisi di singole società lungo ampi archi temporali e osservando in termini quantitativi e qualitativi le scelte di bilancio per derivarne eventuali ricorrenze. Più in generale, l’ampiezza temporale permette di osservare le relazioni causali più stabili, mentre lo studio di molteplici scelte di bilancio, sia di tipo valutativo che di comunicazione, permette di valutare i profili di coerenza logica e le relazioni interne di complementarità/sostituzione. In particolare è di notevole interesse e scarsamente investigata la questione della coerenza tra scelte contabili e modello di business, che può essere affrontata solo con un’analisi dettagliata a livello di singolo caso. Il caso scelto è quello di una delle maggiori società quotate italiane, Pirelli S.p.a., nel periodo che va dall’adozione dei principi contabili internazionali (bilancio 2005) fino ad oggi (bilancio 2018). Il caso è molto interessante non solo per l’ampiezza degli spunti offerti, ma perché presenta tre caratteristiche molto interessanti ai fini di un’analisi esplorativa. Per prima cosa si tratta infatti di un caso dove la tradizionale assunzione della separazione tra proprietari e manager non si verifica completamente, pur non potendosi qualificare come un family business, per la presenza di qualificati e influenti investitori e per l’ampiezza del management professionale. La seconda caratteristica riguarda il fatto che il caso presenta i tratti tipici del modello di capitalismo relazionale che contraddistingue il nostro sistema economico, per cui le scelte di bilancio vanno osservate non solo avendo riferimento alla singola compagine societaria, ma ad una rete di soggetti di cui la società e la proprietà fanno parte. Infine, sotto il profilo più metodologico, questo caso analizza varie operazioni straordinarie verificatesi nel periodo osservato volte a riorganizzare il gruppo societario e consente di esaminare la relazione tra queste e le politiche di bilancio, ambito di studio molto trascurato negli studi accounting. Come contributo metodologico, il lavoro cerca quindi di proporre un approccio allo studio delle scelte di bilancio caratterizzato da analisi in profondità su singoli casi, originale rispetto all’attuale stato della ricerca sull’argomento, e al tempo stesso più ispirato alla impostazione dottrinale italiana e alle relative istanze di analisi sistemica proiettata su lunghi periodi. Si ritiene questo approccio particolarmente adatto anche per le caratteristiche delle grandi società quotate del nostro Paese, la cui scarsa numerosità rende meno significativo il classico approccio statistico basato sull’utilizzo di database e i cui spessi intrecci societari spesso nascondono interessanti questioni che risultano, di conseguenza, trascurati o non adeguatamente affrontati.

Comunicazione della responsabilità e sostenibilità d’impresa: bidirezionalità, dialogo, stakeholder engagement.
Damiano Cortese, Silvia Sinicropi, Elisa Giacosa, Massimo Pollifroni
AbstractIl paper indaga la relazione tra la comunicazione d’impresa dedicata alle tematiche “non finanziarie” con particolare riferimento alla sostenibilità del modello di business e dei comportamenti che ne discendono e uso dei social media come canale di veicolazione del messaggio. Obiettivo è, quindi, comprendere se, in quale misura e con quale efficacia, in termini di coinvolgimento e partecipazione, le imprese utilizzino i canali social per diffondere informazioni non finanziarie e costruire un dialogo relativo alla propria responsabilità e sostenibilità, evidenziando quanto l’approccio e l’orientamento a questi argomenti risponda in modo adeguato agli stimoli degli utenti e sia finalizzato a una compartecipazione nell’individuazione di soluzioni e azioni condivisibili e condivise tra impresa e stakeholder.

Disclosure on judgements and estimation uncertainty under IFRS: a multidimensional framework
Costanza Di Fabio, Alberto Quagli
AbstractUnder IAS 1, disclosure on judgements and estimation uncertainty should enable users to assess the company financial position and performance and to understand the extent to which these are sensitive to changes in managerial assumptions. Despite such a crucial role to primary users’ decision making, companies seem to adopt a ‘checklist’ requirements approach, overlooking the rationale underpinning the accounting standard. Triggered by the debate arisen in the accounting community, prior literature focuses on determinants of these behaviours and employs measures of disclosure specifically aimed at synthetizing the extent to which companies comply with requirements, without specifically focussing on the peculiar nature of this disclosure. This paper shifts the focus on how IFRS companies disclose information on judgements and estimation uncertainty and aims at developing a framework for capturing the features of this type of disclosure. In doing so, we address the peculiar nature of such disclosure (mandated by IFRSs but with high latitude left to managers) by developing a multidimensional framework organised into three key dimensions, namely variety, depth, and visibility of disclosure. The paper provides a methodological contribution to research on disclosure on judgements and estimation uncertainty. We propose, indeed, a framework particularly useful for research on the impact of disclosure on sophisticated users. The framework is particularly timely as it would assist professionals, standard setters and regulators that take an active part in the debate on the ‘disclosure problem’.

Non-GAAP Reporting by European Digital Companies
Pietro Fera, Nicola Moscariello, Michele Pizzo, Giorgio Ricciardi
AbstractIn the last decade, the use of nonstandard metrics (Non-Gaap measures) within the financial disclosure has grown considerably. Moreover, companies, especially those connected to the IT and ICT sectors, increasingly believe that Non-GAAP financial measures play a critical role in their communication. In fact, investors rely on a wide range of Non-GAAP measures to evaluate companies’ performance and liquidity as they represent customized financial measures that can help market operators to gain insights about financial performance beyond what can be gleaned from financial statements prepared in accordance with GAAP. The aim of this study is to analyses the digital companies’ behaviour in terms of Non-GAAP financial disclosure in order to describe the contents and the intra and inter-firm comparability. To this end, this study analyses the top digital European companies’ Non-GAAP financial disclosure from 2016 to 2018.

LANGUAGE IN ECONOMICS AND ACCOUNTING RESEARCH: THE ROLE OF LINGUISTIC HISTORY
Marco Fasan, Giorgio Gotti, Sean Roberts, Cole Robertson
AbstractThe linguistic relativity, or Sapir-Whorf, hypothesis is the suggestion that differences between languages can affect speakers’ thoughts and behaviours. The hypothesis has recently been taken up by economists who have sought to use between-language differences to explain a variety of economic behaviours. However, linguistic literature posits that languages, because of their historical inter-relationships, are not independent. Historical linguists, drawing from methodologies used in the field of genetic history, have grouped languages into families and identified areal patterns, which reflect the fact that languages within the same geographical regions tend to be similar. This interdependence among languages can inflate correlation between variables (Galton’s problem) if not dealt with appropriately. The problem has also been recognised by Chen; some months after his renowned paper ‘The Effect of Language on Economic Behavior’ (Chen, 2013), he co-authored another article discussing the necessity of controlling for cultural evolution (Roberts et al., 2015b). As an example of how the Galton’s problem can bias results and inferences, we replicate a study published in a leading accounting journal on earnings management and languages (Kim et al., 2017), and we empirically show that controlling for linguistic history matters. Our base model shows that language is significantly associated with earnings management, consistently with the paper results. However, we provide evidence that once we control for linguistic history with a set of different approaches, language is no longer associated with earnings management.

 

WORK-FAMILY INTERFERENCE, INTEGRATION AND JOB-FAMILY SATISFACTIONS
Muhammad Ghayyur
AbstractThe research study has drawn the attention of work-family interferences in the form of work-family conflicts, work-family enrichment, and work-family balance for job and family satisfactions. The review study carried out and 121 selected papers selected process out of 1162 published papers from EBSCOhost databased with a detail inclusion and exclusion screening criteria. Work-family enrichment, work-family balance possibly reduce work-family conflicts that are supportive of job-family satisfactions. Finally, this integrated approach is valuable for mutual gains its research implications, and future research directions also discussed at the end.

THE IMPACT OF GAMIFICATION ON WORK ENGAGEMENT THROUGH JOB SATISFACTION AND MOTIVATION
Andrea Caputo, Giacomo Marzi, Mario Silic, Matthijs Bal
AbstractA key objective for many contemporary organizations is to drive employees’ engagement in the workplace. Recently, the inclusion of gamified elements into the organizations’ practices has been identified as a possible method to motivate participation, engagement, and loyalty of the employees. In this study, using Flow theory, we investigated the role of gamification in boosting workplace job engagement, satisfaction and motivation in the gamified HRM system. Using a longitudinal study with three measurements over twelve months, the results reveal the important role that gamification experiential outcomes have on driving employees’ engagement, satisfaction and motivation, when introduced in the gamified organizational HRM system. Overall, our study highlights the important role of the gamified HRM system in influencing employee behavior and its individual outcomes. We discuss several theoretical and practical implications.

PAURE E INSICUREZZA LAVORATIVA NELLE ORGANIZZAZIONI: FATTORI CHE CONDIZIONANO LA CRESCITA AZIENDALE E IL BENESSERE DEI LAVORATORI. UNA RICERCA ESPLORATIVA
Diego Bellini, Serena Cubico, Giuseppe Favretto, Piermatteo Ardolino, Marino Bonaiuto, Barbara Barbieri
AbstractL’insicurezza e il disorientamento creati dalla crisi economica generano paure che hanno effetti negativi sui lavoratori. Al fine di comprendere tali effetti nelle organizzazioni, abbiamo considerato nelle aziende coinvolte nelle studio, come variabili dipendenti, il livello generale di benessere percepito, la probabilità di commettere un errore, il numero di infortuni e mancati incidenti e la paura di non trovare soluzioni per supportare l’impresa. Per individuare le paure e verificare il loro effetto sulle variabili dipendenti considerate, nelle cinque aziende partecipanti allo studio sono stati condotti 17 focus group a cui hanno partecipato 138 lavoratori. I focus group hanno permesso di identificare 11 paure racchiuse in tre macro fattori: Responsabilità Interna; Responsabilità Esterna; Azione. Il fattore Responsabilità Interna presentava una sufficiente affidabilità ed è stato considerato per effettuare le analisi dei dati. L’analisi della regressione lineare conferma la relazione negativa tra il fattore Responsabilità Interna e il Benessere Lavorativo, tra la Responsabilità Interna e gli Infortuni e infine tra la Responsabilità Interna e la Paura di Non Trovare Soluzioni. È stata invece verificata parzialmente l’associazione tra la Responsabilità Interna e la Probabilità di Commettere un Errore. Tale relazione è risultata negativa e non, come ipotizzato, positiva. I risultati dello studio hanno per la prima volta approfondito il significato di paura nelle organizzazioni declinando la paura in sotto paure. Inoltre, sono stati identificati i fattori che racchiudono il concetto di paura nelle organizzazioni e gli effetti che questi possono avere sull’individuo e sulla prestazione. Tali fattori potranno essere declinati in specifici comportamenti utili a prevedere le azioni dei lavoratori che provano “paura” sul lavoro. Abbiamo anche esplorato la possibilità che la paura possa avere effetti positivi per le imprese, riducendo la paura di “Non Trovare Soluzioni” per queste ultime. A partire da risultati ottenuti, e dai fattori individuati, è stata proposta una prima definizione del concetto di paura nelle organizzazioni che sintetizziamo come: “l’interpretazione soggettiva, emotiva e inconsapevole della cultura emotiva e delle informazioni prodotte e trasmesse da parte dell’organizzazione a favore dell’organizzazione e a discapito del singolo, il quale adotta comportamenti di identificazione e omologazione“creativi” a favore dell’organizzazione (per risolvere i sui problemi) e contrari al benessere e alla salute dell’individuo per il timore di essere valutato negativamente dalla stessa”.

Resistance to Growth in Italian family-owned SMEs: Organising delegation processes
Luigi Maria Sicca, Davide Bizjak, Luca Giustiniano
AbstractDuring their process of growth, firms may face several resistances. Among the different sources of entrepreneurial resistance, this paper focuses on delegation as a challenge that leads to rethinking power relations. Although the allocation of decisions across organisational agents is important for firms’ survival, economic researchers have overlooked the decision process in entrepreneurial firms due to the concentration of all decision processes in the hands of the entrepreneur. However, there comes a time when the owner-manager is no longer able to handle every aspect of the firm’s running and needs to adjust power allocation. This research explores the sources of entrepreneurial resistances to delegation in Italian medium-sized family businesses and its effectiveness. The investigation is carried out on the basis of forty qualitative interviews that were collected and analysed through thematic analysis. Findings showed two main types of entrepreneurial delegation, highlighting the impact of formal and informal managerial practices on its effectiveness and efficiency.

Knowledge Management in the new millennium: Trends and knowledge structure of an evolving field
Mohammad Fakhar Manesh, Massimiliano Pellegrini, Marina Dabic, Luca Gnan, Giulia Flamini
AbstractRecent evolutions in the competitive arena call for a much more precise interpretation of how knowledge is managed in organizations. For this reason, the present study describes the intellectual structure and trends of knowledge management (KM) literature on the brick of the new millennium. Bibliometric analyses are used to frame such evolution and disruptive innovation brought forth by the forth revolution, that in organizational studies has been termed as industry 4.0. A total of 90 relevant paper articles were found and used for bibliometrics analyses in relation to KM topics in industry 4.0. Using VOSviewer, aggregations in the knowledge structure of the field has been highlighted and an interpretative framework was created to identify potential avenues of future research, meaningful to advance managerial knowledge of this recent revolution and its consequences.

The Regulatory framework and the economic sustainability of sport organizations’ business models: evidence from the Formula One championship
Simone Lazzini, Zeila Occhipinti, Roberto Verona
AbstractProfessional sport organizations are social businesses, which are rooted in popular and entertainment culture and whose economic sustainability is strictly related to emotional support of the civil society. Competitive championships increase the attractiveness of the sport events, they are a product in themselves with their own brand value. The regulatory framework of the championship potentially determines the economic sustainability of the teams participating in the championships and thus potentially ensures the sustainability of the competitive balance within the championship. The sustainability of the championship’s competitive balance guarantees the attractiveness of the game for fans, and thus guarantees the value of the championship brand. The Formula One championship offers evidence of the potential negative effects of regulation on the attractiveness of sport and the value of the championship brand. Against this background, we aim to develop a conceptual discussion of the relationship between regulation and the economic sustainability of sport organizations participating in championships, by focusing on the sport of Formula One. We apply a semantic methodology to investigating the potential effects of the regulatory framework on sport organizations. The particular management structure of Formula One sport offers us the possibility to apply the agency theory in a bidirectional way. Previous sport management literature depicts the Regulator as principal and Teams as agents. In the Formula One context, in addition to the principal (Regulator)-agent (Teams) relationship, an inverse agency relationship emerges which depicts Teams as principal and Regulators as agents. Our findings show that the regulation of the Formula One World Championship can potentially negatively affect the economic sustainability of the teams participating in the championship and thus can potentially lead to a tendency towards competitive imbalance, which may generate negative effects on the attractiveness of Formula One and on the whole Formula One Championship brand.

 

What does it take to understand Strategic Philanthropy? A longitudinal analysis
Giacomo Boesso, Fabrizio Cerbioni, Andrea Menini, Giulia Redigolo
AbstractThis paper adopts a longitudinal approach to explore how control systems, competences and training are associated with the perception of strategic philanthropy evolution in a sample of Italian Foundations of Banking Origins. Data have been collected in two waves, 2010 and 2016, by surveying foundations’ exponents. The results are consistent with a positive and significant association between the progressive adoption of planning and control tools and strategic philanthropy as perceived by board members within the foundations. Moreover, board members who possess specific managerial competences and have received dedicated training programs are more likely to perceive improvements in strategic philanthropy. Additional analyses show that, when a change in governance takes place (i.e., the former president is substituted by a new one), the association between the adoption of planning and control tools and the perceived evolution of strategic philanthropy becomes negative, thus confirming the strong leadership role exercised by the chair within Italian Foundations of Banking Origins.

Gli Spin-off di ricerca come spinta allo sviluppo di un’economia circolare
Stefano Poponi, Gabriella Arcese, Enrico Maria Mosconi, Olimpia Martucci, Simona Fortunati
AbstractL’economia circolare rappresenta oggi un nuovo paradigma economico basato sull’ambiente e sul recupero dei materiali. Gli Spin-off sono aziende “Science Based” che rappresentano uno strumento alternativo per promuovere il trasferimento di conoscenze e tecnologie dalla ricerca alla commercializzazione e produzione. In altre parole essi rappresentano un ponte tra il sistema della ricerca e il sistema produttivo. Questa parte di studio fa parte di un progetto più ampio e complesso il cui obiettivo è verificare se lo sviluppo di Spin-off di ricerca ed in particolare accademici, che operano nel settore “ambiente” o più in generale della sostenibilità, favoriscono la transizione dal modello classico di economia lineare al modello innovativo di economia circolare. Lo scopo ultimo del progetto di ricerca è identificare delle soluzioni di catalizzazione dell’innovazione e di incentivo alla collaborazione per il trasferimento tecnologico al fine di agevolare la transizione dal modello classico di economia lineare al nuovo modello di economia circolare. A livello metodologico, lo studio è stato condotto in una prima fase attraverso la revisione della letteratura e una volta individuati i fattori chiave, sono state condotte delle indagini esplorative al fine verificare lo stato dell’arte del sistema, in questa prima fase attraverso la selezione di un campione. Il modello di analisi può essere generalizzato e replicato su scala più ampia. I risultati preliminari di questa analisi mostrano una rapida successione di variabili e porta all’identificazione di due scenario: uno scenario di “closed loop” e uno scenario di “open loop”. Nonostante la scarsa responsione in questo momento della letteratura rispetto all’oggetto di analisi, i casi studio presenti in letteratura sono scarsi così come i general framework . Questi ultimi non evidenziano in modo chiaro la relazione esistente tra Spin-off e diffusione dell’economia circolare. I risultati mostrano, infatti, una non chiarezza di indirizzo e l’assenza di una posizione dominante sul tema in letteratura. E’ stato quindi rilevato un gap nella letteratura che definisce la necessità di formalizzare un general framework in cui vengano incluse le variabili chiave e i fattori che possono essere definiti catalizzatori di innovazione e che possano comportare un cambiamento nei modelli di business.

Unfolding the impact of Co-Creation and Empowerment on the Prevailing Entrepreneurial Logic – Evidence from Social Businesses in East Africa
Alisa Sydow, Benedetto Cannatelli, Mario Molteni
AbstractUsing a multiple case study approach, we investigated 26 social entrepreneurs to examine how main elements of value creation – namely co-creation and empowerment – influence the prevalent entrepreneurial logic in a rather unexplored setting such as East Africa. Our study revealed that while making strategic decisions regarding business model evolution, stakeholder management, and resource allocation, social entrepreneurs prefer an effectual logic. Whereas for decisions at an operative level, our findings propose that social entrepreneurs tend to apply a causal approach. By elaborating propositions derived from the main findings, we extend social entrepreneurship literature towards effectuation and we induce a first understanding of how co-creation and empowerment shape the prevailing entrepreneurial logic.

The benefits of social responsibility: The Italian phenomenon of B Corps.
Giovanna Afeltra, Patrizia Tettamanzi
AbstractPurpose – This paper aims to examine the new business model of B certified corporations in Italy committed to social issues not just profit maximization and whether this commitment has an impact on two aspects of financial performance: sales growth and employee productivity growth. Design/methodology/approach- This is a quantitative research on the Italian B corporations. The data are collected through the B Lab’s B Impact Assessment reports and AIDA database for the data of financial performance measures. Ultimately this study investigates whether there are differences between early certified and recently certified Italian B corps. Findings – The developed hypotheses were tested using the multiple regression analysis and the SPSS software. The score in the worker area has an impact on the employee productivity growth and there is no difference among the early certified Italian B Corps and recently Certified B Corps in terms of sales growth and employee productivity growth. Practical implications – This study draws attention on the role of B corporations and their capabilities to positively affect the stakeholders: environment, employees, consumers, governance and the community. A positive BIA score is a sign that the company is implementing strategies that are sustainable-oriented, increasing awareness of the impact that this evaluation can have on other financial performance measures can either promote and increment these strategies or vice versa change them. Social implications – The B-corporations are considered as a new paradigm to respond to the need of a sustainability framework and there is an agreement on the fact that corporations must be considered the way to achieve sustainability in the society. For this reason, it is important to provide some insights on the Italian market with the final goal of outlining, if any, the impact of the certification on the financial performance of Italian B corps. Originality/value – This paper provides an initial empirical evidence of the impact of the B certification on the Italian B corps performance in terms of sale growth and employee productivity growth. Keywords B certification, Italian B corps, BIA, Employee productivity growth, Sales growth. Paper type Research paper.

Entrepreneurial behaviour: getting eco-drunk by feeling environmental passion
Chiara De Bernardi, Matteo Pedrini
AbstractThe antecedents of entrepreneurial behaviours with an orientation toward the natural environment are attracting academic interest. At this point, however, little is known about the relationship between environmental passion, environmental identity and environmental entrepreneurial behaviours. This paper is aimed to understanding how unique emotions that feed environmental passion impact on development of entrepreneurs’ identities and behaviours. With this goal in mind, a qualitative inductive study of 22 entrepreneurs was conducted using the Italian wine industry as a research setting, and their histories were analysed. The findings suggest that environmental passion does affect entrepreneurial behaviours and that different levels of passion lead to different identities and behaviours. Thus, the results prove that entrepreneurial behaviours with an environmental orientation are passion- and identity-relevant. The interviews revealed that they do not make decisions in a calculating manner but rather apply criteria related to their passions and identities. The study results show that entrepreneurs that have an intense passion for the natural environment develop an environmental identity, which in turn leads to entrepreneurial behaviours with a stronger environmental orientation. These significant findings open interesting avenues for future research, such as the analysis of the studied relationships under a family business lens. The research also offers practical implications for helping managers develop an alternative perspective to that of traditional economy-oriented entrepreneurs.

Entrepreneurial bridge between academics and practitioners: a firms panel to define the financial health of University Spin-offs in Southern Italy
Giovanni Landi, Mauro Sciarelli, Mariacarmela Passarelli, Lorenzo Turriziani
AbstractAlthough the importance of academic research is generally recognized, it is necessary to consolidate the university’s driving role in the entrepreneurial ecosystem and local economic growth. The highest expression of a university’s impact on industrial context could be realized through start-up creation based on academic research results. Over last two years, there has been a growing interest in the third mission of the university in regards to positive externality that the university generates on the territory and on the social community. One of the main goals concerns the economic exploitation of scientific research results through the creation of a new form of entrepreneurship based on new entities and ability to find an industrial application of university intellectual property (Goldstein, 2010). Empirically, European USOs are small-sized firms (Mustar et al., 2008) in need of external entrepreneurial skills and professional experience from private sector (Clarysse & Moray, 2004; Colombo & Piva, 2012; Mustar et al., 2006; Visintin & Pittino, 2014). Thus, they have a high science commitment which sometimes conflicts with entrepreneurial vision (Jain et al., 2009), especially regarding the overlapping of academic and business activities as well as research and venture diverging interests in exploiting university’s intellectual property. Studies about USOs highlight that CEO managerial skills, financial resources, and industrial partnerships are critical assets for the development of the firms (Bianco & Casavola, 1999; James, 1999;), especially in knowledge intensive markets characterized by high resource constraints where governance capabilities can affect the firms’ performance and longevity (Renders et al., 2010). In governance structuring, stakeholder engagement has the priority for a USO which needs intellectual and relational capital in its creation phase (Rajan & Zingales, 2000). Founders with a business-oriented mindset are critical human resources for a science-based start-up (Grandi & Grimaldi, 2005) where core activities are underlying a research project or scientific knowledge (Rothwell, 1992, Schmookler, 1966). Stankiewicz (1994) identified two categories of USOs according to their business, service or product oriented, starting as research or technology-based firms and running across similar paths of venture. In early stage, USOs leverage university resources and all decisions deployed in this period tend to persist over time affecting performance of future ventures (Rasmussen & Wright, 2015). Intial conditions, where an USO is born, can imprint improving process of management as well as development phase, considering academic groups, entrepreneurial relations, external partnership, organizational environment, etc. (Stinchcombe & March, 1965). Based on resource-based view (Barney, 1991), the main success factor of new business ventures is the right combination of entrepreneurs and managers (Eisenhardt & Shoonhoven, 1990; Hambrick & Mason, 1984; Heirman & Clarysse, 2004; Mustar et al., 2006; Shane & Stuart, 2002), especially in small companies where executive decisions are not hindered by a strong hierarchical decision-making process (Finkelstein & Hambrick, 1996). Technology-based USOs generally have a multiple founding team which is called to maximize core resources exploitation in order to preserve competitive advantage (Hamel & Prahalad, 1994). The capacity to combine technology features and business strategy, aimed at achieving firms success while keeping environmental uncertainty under control typically in science-based sectors, is likely a requirement of an entrepreneurial team rather than single founders (Chowdhury, 2005; Colombo & Grilli, 2010; Frohman & Bitondo, 1981; Schjoedt & Kraus, 2009). Recently, some authors have analyzed the impact of founding team heterogeneity on USOs, highlighting their underperformance in sales growth compared to other new ventures (Ensley & Hmieleski, 2005). On this ground, there is contrasting evidence about the effect of heterogeneity on start-up performance. Another variable to be considered in team founding is in regards to team differentiation of USOs between academics and non-academics and the level of homogeneity among academic members. As explained previously, non-academics’ gains depend on business performance, given that academics are less exposed to risk because of their university wage or likely they undertake a spin-off experience just for academic rising. Finding a balanced integration of founding team demography implies an excellent exploitation of members’ capabilities in regards to scientific and business issues. Team size factor has a reliable impact on founding members integration between the two sub-groups, above all in firms consisting of a few founders (Amason & Sapienza, 1997). In particular, founders of small-sized firms can share their knowledge and are able to mutually supervise their specific tasks. As founding teams increase in membership size, potential conflict and diverging expectations are going to occur, threatening USOs survival (Backes-Gellner et al., 2006; Smith et al., 1994). Sometimes academic founders replace the same organizational scheme of laboratories into spin-off governance, affecting members integration and communication as well as the career path of hierarchically subordinate academics (Parson et al., 1992; Williams & O’Reilly, 1998). Concerning with governance of Italian SMEs competing in knowledge-intensive sectors where founders and managers tend to overlap, USOs can be elegible in this firms category with a typical CEO duality condition (Di Bernardino, 2016). In a strongly resource-dependent and highly dynamic context, literature seems to be conflicting about the relationship between CEO duality and firm performance. The overlapping of CEO and chairman positions in USOs implies a less independent board of directors, as well as a lower efficiency in supervising managers’ activities; accordingly, firms performance results are scant. Furthermore, stewardship theorists state that CEO duality splitting can improve the decision-making process (Finkelstein & D'aveni, 1994). As in SMEs Italian context, Italian USOs usually have chairmen simultaneously holding CEO positions, attracting adverse viewpoints from agency cost theorists (Pugliese & Wenstøp, 2007). Instead, SMEs independent directors may lead to fair decision-making between the CEO and the chairman position, enanching the firm performance (Rashid & Lodh, 2011). Moreover, CEO duality conditions can involve management team personnel close to chairman relations, triggering a high bias in selecting the best managerial choices available to innovate USOs activities. Several studies linked the presence of Woman in the Board of Directors to a better financial performance as Shrader et al. (1997) in their study of the performance of 200 of Fortune 500 firms, and Carter et al. (2003) in a study of 797 of Fortune 1000. At the same time, other scholars (Rose, 2007) did not find a similar result linking the board of directors’ gender diversity to an higher performance. The topic of gender diversity has been studied on the USOs too. Stephan & ElGanainy (2009) linked the gender gap in academic businesses to the low presence of women in critical university positions where usually innovative ideas are deployed, implying as a consequence a gendered academic entrepreneurship (Delmar & Davidsson, 2000; Minniti et al., 2005; Reynolds et al., 2001). Gender diversity in the Board of Directors can have either positive or negative effects. According to some scholars, gender diversity helps decision makers in exploiting undervalued talent pools, improving problem-solving, and achieving innovative organizational models (Cox, 2001) and driving senior managers to understand the value of inclusive decision processes that are open to a variety of viewpoints (Wei & Wu, 2013).

 

CULTURA NAZIONALE E LIVELLO DI DIGITALIZZAZIONE DELLE IMPRESE EUROPEE: EVIDENZE EMPIRICHE
Michele Rubino, Filippo Vitolla, Nicola Raimo, Antonello Garzoni
AbstractNell’ultimo decennio stiamo assistendo al processo di trasformazione digitale attraverso cui le imprese stanno integrando rapidamente le nuove tecnologie in tutti gli aspetti del business. Questo processo richiede alle imprese la revisione dell’organizzazione in termini di ruoli, competenze e processi e, allo stesso tempo, l’adozione di nuovi strumenti di governance e controllo al fine di salvaguardare o migliorare i propri livelli di performance. Tuttavia, l’implementazione di questi cambiamenti può divergere da impresa a impresa e, soprattutto, da nazione a nazione in considerazione delle diversità culturali, dei valori, delle credenze e dei presupposti che caratterizzano gli individui che operano all’interno delle organizzazioni. L’influenza della cultura sull’innovazione in senso lato è stata oggetto di una vasta gamma di approfondimenti teorici, ma allo stato attuale non esistono studi che abbiano inteso valutare nello specifico l’impatto della cultura nazionale sul livello di digitalizzazione delle imprese. Ciò premesso, il presente studio intende colmare questo gap di ricerca, verificando come la cultura nazionale impatti sul livello di innovazione digitale delle imprese europee per un arco temporale che va dal 2014 al 2017.

STRATEGIC MANAGEMENT IN HOTEL CHAINS: THE RESEARCH FRONT ANALYSIS
Valentina Della Corte, Massimo Aria, Corrado Cuccurullo, Giovanna Del Gaudio
AbstractThe aim of the paper is to show how strategic management is developing in the hospitality field through a bibliometric analysis. The central point is the observation of the presence of a strategic approach in the contributions referring to the hotel chains both in tourism journals and in strategic management ones. Indeed, the paper identifies whether and to what extent scholars have explored these interconnections and maps to get to a conceptual structure of the field. The paper gives theoretical hints for future research after presenting the results of bibliometric analysis over the last twenty years.

Reputazione aziendale, fiducia e sostenibilità delle imprese in fase di start-up
Domenico Nicolò
AbstractLe imprese in fase di start-up non hanno un passato e, pertanto, non hanno una reputazione. Ciò rende loro difficile costruire solidi legami fiduciari con stakeholder e clienti. Questa carenza costituisce uno dei principali punti di debolezza che accomuna le imprese giovani, distinguendole da quelle mature che hanno superato lo stadio iniziale di vita. Quando si presentano difficoltà è facile che questi fragili legami fiduciari si recidano, determinando la “fuga” di risorse essenziali per la loro sopravvivenza. Questo scritto presenta un modello esplicativo della relazione tra il soddisfacimento della funzione di utilità delle differenti classi di stakeholder e clienti, la solidità dei legami fiduciari che le imprese riescono a costruire con essi e la loro reputazione. Oltre che a finalità di inquadramento teorico, detto modello risponde ad un’istanza proveniente dalla prassi: imprenditori e consulenti necessitano di conoscere le determinanti della reputazione aziendale per intervenire su di esse ed accelerare il processo di costruzione di questa fondamentale risorsa, rafforzare i legami fiduciari tra l’azienda e i suoi interlocutori ed accrescere le sue probabilità di successo. Questo scritto presenta infine una matrice interpretativa/esplicativa della relazione tra reputazione di mercato, redditività attesa e valore economico delle start-up

MAKING SENSE OF SUSTAINABILITY: INTERNAL CONTRADICTIONS AND OBSTACLES TO FULL INTEGRATION
Daniela Argento, Elisa Truant, Laura Broccardo
AbstractThis paper aims at contributing to the recent literature about the internal dynamics of sustainability. The specific research question addressed in this paper is: how do various organizational actors understand and make sense of sustainability in their workplace? To answer this research question a case study was prepared by focusing on IREN, an Italian listed multi-utility operating in the electricity, gas, and energy district heating, integrated water service and waste sectors, with considerable engagements with sustainability work. Data was collected through a combination of methods, i.e. interviews, e-mail exchanges, observations and document study. Findings reveal that sustainability has multiple meanings and various organizational actors interpret it differently depending on their role within the organization. Different interpretations of the concept of sustainability are also reflected in how sustainability is implemented and monitored. Multiple expectations explain why sustainability is difficult to integrate in organizational practices.

The quest for a sustainable business model of social finance: is peer-to-peer lending (P2PL) the legitimate heir to cooperative banking?
Eleonora Broccardo, Graziano Coller, Luca Erzegovesi
AbstractIn the aftermath of the global financial crisis, concern regarding the social purpose of finance has increased. The role played by peer-to-peer lending (P2PL) seems to resemble the role historically played by cooperative banks (CBs). In this study, we investigate whether P2PL platforms can stand as the legitimate heir of CBs as they appeared when established. A cross-comparison of P2PL and CBs business models (BMs) is conducted among multiple dimensions. The study claims the achievement of a social purpose is not necessarily linked to a specific BM. On one side, CBs are supposed to fulfil their stated social purpose through the supply of accessible and affordable financial services; however, they suffer the burden of growing regulatory pressure. On the other side, P2PL platforms do not explicitly pursue social purposes; however, they could eventually provide such a purpose, at least for specific customer segments. Keywords: peer-to-peer lending, cooperative banks, social purpose of finance

L’impresa familiare tra B-Corp e Società Benefit: il VALORES model
Paolo Gubitta, Alessandra Tognazzo
AbstractQuesto saggio, a partire dalle definizioni di certificazione B-Corp e della forma giuridica Società Benefit, spiega perchè le imprese che ottengono la prima o adottano la seconda rientrano nel concetto emergente di organizzazione ibrida, in cui si realizza una vera e propria mission drift che combina obiettivi tra loro alternativi (ricerca del profitto e creazione di valore sociale), e sviluppa il quadro di riferimento per individuare in modo puntuale il confine tra organizzazioni for profit e organizzazioni ibride a livello intra-organizzativo, inter-organizzativo e sistemico. Quindi, sulla base di due ricerche empiriche condotte nel panorama italiano, propone un originale modello (VALORES Model) che dà evidenza di un rapporto privilegiato tra un segmento specifico di organizzazioni for profit (le imprese a proprietà familiare) e le organizzazioni ibride, fornendo in tal modo una nuova chiave di lettura per interpretare le specificità del family business.